Iniziative : Gruppo Indaco per il Senegal

Giovedì 14 luglio 2005

Festa Senegalese con i Tamburi di Gorée a Casale Filippi

AL RITMO DELLE PERCUSSIONI SI CONOSCE L’AFRICA E SI CELEBRA LA PACE 

Che bella serata quella di giovedì 14 luglio a Casale Filippi. Una di quelle non solo piacevoli e rilassanti, ma che ti insegnano qualcosa. Una Festa Senegalese diceva il volantino, io direi una festa di tutti, per celebrare la convivenza pacifica tra i popoli e, in ultimo, la vita stessa. Lo spettacolo è stato offerto dai Tamburi di Gorée, un gruppo di musicisti e ballerini senegalesi che si ripropongono di diffondere nel mondo la loro cultura, per far conoscere alla gente, abituata a sentir parlare dell’Africa solo in termini di Terzo Mondo, Povertà e AIDS, la bellezza della loro terra e la profondità delle sue culture. Il Tamburi di Gorée sono una cinquantina circa, sparsi per il mondo ma provenienti tutti dalla stessa isola senegalese di Gorée appunto. Sono dieci il nucleo più attivo del gruppo, e noi a Velletri abbiamo avuto il piacere di ospitarne cinque di questi dieci. Suonano in tutta Europa, girano Francia, Germania, Olanda, Spagna. In Italia sono stati pressoché ovunque, ospiti di numerose manifestazioni. Giovedì sera ci hanno offerto uno spettacolo di quelli che non siamo abituati a vedere. Quattro musicisti hanno suonato vari tipi di percussioni e strumenti tradizionali. Ritmi coinvolgenti sui quali ha danzato un magnifico ballerino vestito con abiti tradizionali. Ma non è stato un assolo, gli artisti sono riusciti a coinvolgere il pubblico, 243 presenti, a farlo danzare, a farlo cantare. Hanno portato a ballare sul palco i bambini che erano rimasti, in prima fila, con gli occhi incollati a quelle mani che battevano rapide sui tamburi. Il ritmo delle percussioni si riconosce dentro di sé come musica primordiale, quella dei nostri padri, il ritmo della vita stessa. Per questo la si sente rimbombare in tutto il corpo, come un’eco che si propaga dal centro della Terra e risale attraverso le piante dei piedi fino al nostro di centro. Ma non è finita qui: ospite della serata Pape Kanoute, uno dei più famosi poeti e musicisti del Senegal. Un autentico Griot, la figura che nella nostra cultura si potrebbe avvicinare a quella del Cantastorie, conoscitore profondo delle tradizioni del proprio popolo ma non solo. In Senegal il Griot riveste il ruolo molto importante di giudice conciliatore delle contese fra i gruppi dei vari villaggi. Figura fondamentale alla quale è riconosciuta una profonda saggezza. Prima di cantare ha tenuto un breve discorso sull’Africa. Ha detto della povertà, chiedendosi come si fa ad essere considerati poveri quando non si ha ciò che non si conosce. Ha citato Hegel, il filosofo tedesco che nel XIX secolo disse che l’Africa era al di fuori della storia del mondo. Ma che cos’è la storia se non il cammino dell’essere nel tempo? Si è chiesto. E che cos’è il mondo se non un punto di vista, una concezione? In ultimo Kanoute ha parlato del Live Aid, la serata musicale a favore dell’Africa, che si è svolta il 2 luglio in tutto il mondo. Ospite a Radio Vaticana durante una trasmissione gli è stato chiesto che cosa ne pensasse. Ha risposto che in quella manifestazione a favore dell’Africa lui non aveva visto nessun africano sul palco, nemmeno uno.

La serata di giovedì 14 solo un anticipo, dice Stefania Lodolo, presidente di Gruppo Indaco e organizzatrice della manifestazione. Un assaggio dei tre giorni dedicati all’Africa che sono previsti a Casale Filippi il 16, il 17 e il 18 settembre 2005. In quell’occasione verranno ospitati non solo musiche e danze tradizionali, ma una mostra sull’arte figurativa africana, momenti dedicati alla poesia, presentazioni di libri, dibattiti, seminari e laboratori. A tutti gli amanti dell’Africa e ai curiosi dunque appuntamento a settembre.

 

                                                                                                                       Manuela Di Vito

 

La gioia dei bambini

La gioia dei bambini

 

.. Ω ..

2006

Sull’amore e la tradizione, sui bisogni da soddisfare e i sogni da realizzare

Italia – Africa: intervista a Baye fall Rassoul

Velletri-Chicory Keur Yalham: un canale ormai tenuto aperto da Gruppo Indaco e dalla sua iniziativa “Progetto Indaco per il Senegal”, un’idea che comprende aiuti da inviare, ma anche e soprattutto condivisione e scambio: la creazione di un ecovillaggio di collaborazione presso Kayar, nei termini di una salvaguardia ambientale e delle tradizioni locali. E’ un progetto ambizioso che, escludendo la collaborazione con le grandi organizzazioni internazionali, non potrebbe essere realizzato senza un legame e uno scambio diretti con il territorio designato. Scelto da Gruppo Indaco per fare le sue veci a Chicory, un piccolo villaggio vicino Kayar, è il Baye fall Rassoul

Rassoul al lavoro a Chikory (Senegal)

Rassoul al lavoro a Chikory (Senegal)

I Bayefall sono i seguaci di Ahmadou Bamba, il mistico fondatore della via del muridismo, uno stile di vita il cui fine è il perfezionamento spirituale. E’ un insieme di pratiche di culto e di regole di condotta basate sull’amore, la preghiera, il lavoro e la condivisione. I Baye fall sono punti di riferimento per la comunità, persone che hanno deciso di non avere possessi, che si dedicano agli altri e la cui pratica è il lavoro fisico. Con le stesse parole di Rassoul, che abbiamo raggiunto telefonicamente in Senegal: “è una persona pura e in armonia con se stessa, che ama il prossimo. Chi non ha paura di dare conosce il valore del ricevere. Anche tu sei un Baye fall, se ti dedichi agli altri. Un Baye fall fa di tutto per migliorare il posto in cui sta.” A chi altri l’associazione veliterna poteva affidare il compito di aiutarla a realizzare il suo progetto? Abbiamo chiesto a Rassoul qual è il suo rapporto con la gente del villaggio in cui vive e del quale conosce ogni famiglia, e come intende distribuire gli aiuti. Le sue risposte sono sempre andate molto oltre il progetto in questione e i limiti di Chicory, per toccare i confini del mondo superando le frontiere tra i paesi: “Io vado dove serve, l’importante è che le cose vadano a chi ne ha bisogno. Tutti hanno bisogno di qualcosa, c’è chi ha più bisogno di aiuti materiali e chi di aiuto spirituale, l’importante è che questo aiuto arrivi. In questo senso sono legato a Kayar e a Chicory quanto lo sono a Velletri. Non esistono confini e differenze: se aiuto il mio paese aiuto tutto il mondo. Il mio lavoro è essere presente, l’importante è questo, posso aiutare il capo villaggio per questioni più complesse, o il bambino che viene a chiedermi una palla per giocare.” Rassoul ha creato una comunità di ragazzi, che segue anche spiritualmente. Lavorano la terra, ma la loro attività principale è preparare e servire il caffè Toubà, una specialità senegalese. Mescolato con il diar, una pianta locale, il caffè risulta naturalmente decaffeinato e diviene curativo soprattutto per la vista e la digestione. Fu introdotto da Ahmadou Bamba stesso, e chi lo prepara tostandolo e miscelandolo si accompagna con il suono del tamburo, con canti religiosi e preghiere. “Abbiamo cominciato in cinque e ora questa attività occupa sessanta persone: uomini e donne, famiglie intere. E’ gente che non sogna l’immigrazione e che sa che anche da qui si possono fare grandi cose”, racconta il Baye fall. L’esperienza di un pozzo di 25 mt, scavato a mano da lui stesso nel corso di sei lunghi anni, ci ha colpito in particolar modo: “Avevo chiesto aiuto allo Stato per scavare quel pozzo, ma dopo un anno non avevo nessuna notizia, allora ho cominciato a scavarlo insieme ad un signore anziano che mia ha istruito, poi lui se n’è andato e ho continuato da solo, aiutato ad intervalli da altre due persone.

Il pozzo costruito da Rassoul

Il pozzo costruito da Rassoul

 

 

Finalmente con Ibrahim, Abramo, ho trovato l’acqua. Non è una cosa che possono fare tutti, c’è bisogno di una grande forza interiore e anche di resistenza fisica quando si è a venti metri sotto il suolo e l’ossigeno diminuisce.” Come Baye fall iniziato, atto all’esercizio spirituale e al lavoro fisico, Rassoul è riuscito a farcela e ora tutto il territorio circostante si serve da quel pozzo. Gli abbiamo chiesto allora di parlarci dell’Africa e della sua tradizione spirituale: “Non esiste divisione nel mondo: dire Africa è dire Italia, siamo tutti legati e l’Africa appartiene a tutti. La spiritualità è universale, ma come in tutte le cose anche in questa c’è chi corre e chi vola. L’africa dal punto di vista spirituale vola. Quello che l’Africa ha da dare al resto del mondo è proprio la sua cultura spirituale. L’Europa va di fretta nel materiale e lenta nello spirituale, l’Africa al contrario corre nello spirituale ed è lenta nel materiale. L’importante non è correre ma avere dei passi regolari, trovare un equilibrio.” Se la spiritualità è universale allora l’Amore è la parola d’ordine che accomuna ogni fede e ogni cammino… “L’amore è molto più facile in parola che nei fatti. Secondo me l’amore parte da te stesso, se non hai pietà per te stesso non puoi avere pietà per gli altri. Amore è osservare con attenzione. - Cosa significa osservare? - Chi guarda vede, chi osserva sente, significa notare le differenze… Tutti i profeti, da Gesù a Mohammed al Budda hanno fatto dell’amore un veicolo. Se non ami non puoi neanche educare. Amore è anche tornare alla gente, ricevere e dare, se non sai ricevere non sei neanche capace di dare. Credo che l’amore sia l’unica chiave della spiritualità. Si parte dall’amore per te stesso, fra te e te, poi si passa all’amore fra te e gli altri, e in ultimo all’amore fra te e il Creatore.” 

Infine abbiamo chiesto a Rassoul cosa significhi in Senegal il colore indaco. Ha risposto: “Indaco per i Tuareg è il colore per eccellenza, le loro stesse vesti sono indaco. E’ il colore del genio, è il colore della cura, anche spirituale. Tutto ciò che è indaco è luce.”

                                                                                                               Manuela Di Vito

 

.. Ω .. 

 

2007

Progetto Indaco di aiuto per il Senegal

Affidàti all’Associazione due ettari e mezzo di terra

per la realizzazione di un eco-villaggio

 

Un’altra puntata del Progetto Indaco per il Senegal. Un’altra visita in Africa, questa volta solo da parte della presidente di Gruppo Indaco Stefania Lodolo, che si è recata a Kayar per incontrare il sindaco del piccolo villaggio senegalese. In ballo c’è il progetto, che sta divenendo sempre più concreto, della costruzione di un eco-villaggio. Il sindaco di Kayar ha infatti appena affidato a Gruppo Indaco e a Baye Fall Rassoul, referente locale dell’Associazione e promotore dell’idea, ben due ettari e mezzo di terra sulla costa di Kayar, per realizzare l’iniziativa.

Strutture resistenti e materiali eco-compatibili

Materiali eco-compatibili

Ma cosa si intende per eco-villaggio? Significa prima di tutto che verrà costruito secondo i canoni di un edilizia ecologica, materiali ed impianti: legno, pannelli solari, sistemi di riciclaggio e compostaggio, per una gestione consapevole del rapporto con l’ambiente e quindi per limitare al massimo l’impatto con quest’ultimo -  risponde la Lodolo.

In una situazione di disagio economico ed in cui le tradizioni soffrono l’impatto con una modernità che non rispetta l’ambiente e rovina il paesaggio, che non valorizza le culture locali né tantomeno ricerca l’autonomia per queste popolazioni, l’ecovillaggio si costituirà prima di tutto quale centro di scambio e promozione culturale per la gioventù locale, continua. Verranno organizzati corsi d’istruzione e formazione, al fine di favorire l’inserimento dei giovani nel contesto lavorativo e di frenare il loro esodo fuori dal paese. Il villaggio rappresenterà anche il punto di riferimento di chi intende recarsi in vacanza in Senegal rispettando i termini di un turismo consapevole. Questo aspetto dell’eco-villaggio figura dunque come uno dei modi per autofinanziare il progetto. Le vere protagoniste di tutto questo saranno le persone del luogo, con le quali si collaborerà strettamente per trovare punti d’incontro e soluzioni migliori. Il Progetto prevede inoltre anche tante altre iniziative: la costruzione di un edificio adibito alla lavorazione del pesce ad esempio, o l’adozione a distanza dei bambini appartenenti alle famiglie di Chicory Keur Yakham, la zona che si trova nell’entroterra di Kayar.

Ancora eternit in Senegal

Ancora eternit in Senegal

 

Una formula per l’adozione che prevede anche l’organizzazione di viaggi per andare a conoscere il bambino o la bambina e la sua famiglia, per andare a toccare con mano la loro realtà di vita e magari condividere con loro la quotidianità. Ancora un sostegno concreto verrà fornito alla popolazione di Chicory, come l’invio di materiali di prima necessità, ma anche la costruzione di un pozzo, la donazione di un mezzo di trasporto, e di due minikitpannellini solari per l’illuminazione. L’intento è quello di concentrarci su quest’area accompagnandone la crescita con un progetto pilota di sviluppo sostenibile che rispetti l’ambiente e le tradizioni locali; un prototipo progettuale efficiente e che possa configurarsi come un esempio riproducibile in altre zone. Concentrando il sostegno, simultaneamente, su molteplici aspetti di una realtà territoriale e sociale circoscritta, si procederà coinvolgendo la popolazione locale per ottenere risultati evidenti, stabili e a lungo termine, conclude la presidente del Gruppo Indaco.

 

                                                                                                           Manuela Di Vito 

 

Pesca locale

Pesca locale

Adozioni a distanza

Adozioni a distanza

 

 


3 Risposte to “Iniziative : Gruppo Indaco per il Senegal”

  1. Buongiorno sono interessata al v postro progetto Indaco per il Senegal,se avete bisogno di collaboratori do la mia disponibilita’a trasferirmi laggiu’.Ho vissuto in Senegal quasi per 2 anni,amo quel paese e vorrei fare qualcosa di utile per la gente di laggiu’.Grazie aspettando una vostra risposta vi saluto

  2. Ciao Silvana,
    siamo molto felici del tuo interessamento e ti inviteremmo a venire a Casale Filippi per scambiare due chiacchiere su questo progetto, in modo da trovare la via più consona alla nostra collaborazione. Per dettagli sul modo di arrivare e sull’ incontro ti invitiamo a chiamare Stefania Lodolo al numero 347 xxxxxxx, oppure a lasciarci un tuo recapito telefonico per poterti contattare. Grazie e a presto allora!
    Gruppo Indaco

  3. gentilissimi,
    sono interessato a pubblicare la foto “pescatore.jpg” a corredo di un articolo sul Senegal sul giornale delle Acli Aesse…
    Avrei bisogno di sapere le modalità di utilizzo e eventualmente di una versione ad alta risoluzione.
    Grazie

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.