Eventi Benessere
Sabato 11 giugno 2005 la “Festa dei Canetti” organizzata
dal “Gruppo Indaco” a Casale Filippi
AGILITY DOG E PET THERAPY: SE NE PARLA
ALLA “FESTA DEI CANETTI”
Peccato per chi non c’era. E in effetti gli assenti si contavano molto più numerosi dei presenti sabato 11 giugno a Casale Filippi per la “Festa dei Canetti”. Il programma era allettante sia per gli adulti che per i bambini amanti degli animali e soprattutto dei cani. Prevedeva una sfilata dei bimbi con i loro compagni a quattro zampe, due istruttrici cinofile avrebbero poi insegnato loro dei giochi da fare insieme. Avrebbero inoltre parlato di Agility dog e di Pet Terapy. Un’occasione per conoscere meglio i nostri amici animali, per imparare a rapportarci con loro con una consapevolezza diversa. I cani comunque non si sconvolgono né si offendono per la quasi totale assenza di pubblico e poco del programma viene mutato. Saltata la sfilata pe
r mancanza di partecipanti si organizza un percorso ad ostacoli dove Chiara Pedace, istruttrice del Centro Sportivo Cinofilo di Lariano “Balla coi Lupi”, assistita da Manola Criscuolo, fa una dimostrazione di Agility Dog. Con lei Simba e Blu, due Border Collie vivaci e simpaticissimi. Sport praticato dal cane insieme al padrone prevede il superamento di un percorso lungo il quale sono disposti diversi tipi di ostacoli. Il cane impara a seguire i comandi dell’uomo che gli indica quando e dove deve saltare, infilarsi nel tubo, fare lo slalom tra i pali, attraversare in un balzo il cerchio di gomma e così via. Ma l’Agility Dog non è solo uno sport, come ci spiega Chiara Pedace, è una terapia. Aiuta a migliorare il rapporto con il proprio cane ed unisce educazione e divertimento. Per i bambini assolutamente consigliato: fa bene a loro quanto agli animali. La Pet Terapy, continua Chiara, è invece oggetto di fraintendimenti e di luoghi comuni. Prima di tutto esiste una A.A.A., Attività Assistita dagli Animali, che si distingue da una T.A.A., ossia la Terapia Assistita dagli Animali propriamente detta. La prima ha obbiettivi ludico-ricreativi, si svolge con bambini singoli o con gruppi di bambini e comprende l’Agility e svariati giochi. Non ha scopi specifici. La seconda invece prevede la presenza di uno specialista, nelle mani del quale istruttore e cane diventano uno dei tanti strumenti utili per raggiungere l’obbiettivo a cui tende l’esperto. Viene utilizzata in svariati campi come la psicologia, la psichiatria, la logopedia, ma anche la fisioterapia. Il lavoro con gli animali aumenta la motivazione del paziente, che si sente gratificato, inoltre lo aiuta a far cadere le sue difese più rapidamente. Alcune volte, racconta Chiara, la sola presenza di un cane all’interno dello studio di uno psichiatra o di uno psicoterapeuta aiuta i pazienti a parlare, ad aprirsi, e abbassa il loro livello di stress. In definitiva la terapia con gli animali risulta efficace sia con gli adulti che con i bambini ma ha un inconveniente. L’impegno economico è elevato e non alla portata di tutti. E’ per questo che l’ “Associazione Alba” in collaborazione con il Centro “Balla coi Lupi” ha preparato un progetto da presentare alla Regione Lazio per ottenere dei finanziamenti a favore della Pet Terapy, come ha già fatto per l’Ippoterapia.
Manuela Di Vito
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Dal canto mistico a quello d’amore
Venerdì 7 luglio 2006 a Casale Filippi
cibo e musica dall’India
Ha riempito l’aria della sera, già pregna di umidità, l’odore di cibi speziati e fritti. A Casale Filippi venerdì 7 luglio i presenti hanno potuto assaporare cibo indiano e ascoltare il suono di tabla e tanpura, antichissimo liuto, che facevano da base ritmica ed in parte melodica alla splendida voce di Francesca Cassio. La pioggia non ha permesso, ai molti intervenuti, di cenare nel parco del Casale, così suggestivo alla luce della luna. Ciò non ha impedito loro di gustare il riso e le lenticchie, il pollo, le patate e le cipolle fritte alla maniera tradizionale, il chai, bevanda a base di tè e latte, e tanti altri cibi dal sapore insolito cucinati da cuochi indiani invitati appositamente da Stefania Lodolo, presidente dell’Associazione Gruppo Indaco che ha organizzato la serata.
Stipato nel bel salone del Casale il pubblico, dopo aver gustato la cena, ha potuto ascoltare il concerto di musica indiana, tenuto dalla già citata cantante Francesca Cassio, dal m° Fabio Lazzarin, e con l’intervento finale di Filippo De Laura, che ha apportato al tutto il tocco della sua mohanvina, una sorta di chitarra, dalla moderna invenzione, suonata orizzontalmente con l’aiuto dello slide. Il canto è in India lo strumento principale, ha detto la Cassio, e così protagonista della serata è stata proprio la sua voce, accompagnata dal suono continuo della splendida tanpuraelettronica. Dalla Drupad, la musica mistico-religiosa dell’India del Nord, suonata nelle corti al cospetto dei nobili, colta dunque, al canto delle cortigiane, dalle tematiche erotiche e d’amore. Un percorso che è andato dal sacro maschile al sensuale femminile, abbracciando l’intero patrimonio musicale di un popolo, e che ha seguito le tracce degli stessi studi dell
a Cassio. Laureata in etnomusicologia a Roma, con una tesi sperimentale sul Drupad, divenuta poi libro (Percorsi della voce. Storie e tecniche vocali del canto Drupad, Ut Orpheus, Bologna), ha poi svolto un dottorato di ricerca presso l’Università di Benares sul canto delle cortigiane dell’India del Nord. Formata sul campo, è il caso di dire, si è abbeverata alla fonte andando alla ricerca dei suoi maestri: Ustad Rahim Fahimuddin Dagar e Girija Devi.
Comincia con un’invocazione sanscrita alla Dea delle Arti, e per gran parte del tempo improvvisa, com’è tradizione, al principio su quelle che vengono chiamate Raga, tracce melodiche legate ad un ora del giorno e ad un’emozione. Il canto è penetrante e segue ritmi che facilmente si riescono a scoprire dentro di sé, e che crescono pian piano con lo scorrere dei minuti. I testi mistici e quelli d’amore, tradotti per il pubblico all’inizio di ogni canto, portano nelle note che li accompagnano l’emozione e la passione dei loro temi, siano invocazioni a divinità o dialoghi con l’oggetto del proprio amore, metafore non soltanto del rapporto sentimentale, ma della vita stessa. Il pubblico rimane incantato e si lascia volentieri trasportare verso rive orientali e lontane. Sul finale il m° Lazzarin offre una dimostrazione delle possibilità armoniche delle tabla, che di certo si differenziano da una normale percussione per andare ad incontrare, a metà strada, strumenti musicali melodici.
Manuela Di Vito
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Articolo pubblicato sul settimanale “Il Cittadino” il 24 Marzo 2007
Nasce a casale Filippi
“Una serata per te”
Quando il connubio tra musica e cura si fa occasione per dedicare
a se stessi tempo e attenzione
“Una serata per te” è il nome dato alla combinazione di musica, massaggi e tecniche di rilassamento ideata dall’Associazione Gruppo Indaco onlus e realizzata sabato 10 marzo. Un mare di coccole a partire dall’ambiente. Nello splendido salone di Casale Filippi l’atmosfera si è fatta tenue, con le tremule fiamme delle candele che galleggiavano nell’aria. Sparite le sedie i numerosi ospiti si sono seduti su tappeti e grandi cuscini, mormorando in attesa dell’inizio del concerto. I tre musicisti, Emiliano Cotugno, Marco Pietruccini e Manuela Di Vito, hanno suonato alternando strumenti etnici e non: da chitarra e
flauto traverso all’esraj e alla tampura, strumenti a corde indiani, al didjeridoo, strumento sacro aborigeno utilizzato anche per scopi meditativi o terapeutici, al berimbau, brasiliano, accompagnati da calimba, maranzano vietnamita, lievi percussioni per segnare il ritmo lento dei brani. Ma la musica si è fatta solo contorno, accompagnamento, guida alla distensione delle tensioni del corpo e della mente, a momenti trasformandosi in sottofondo lieve ma costante alle tecniche che Emiliano Cotugno, anche massaggiatore shiatsu professionista, mostrava agli intervenuti. A coppie, gli ospiti si scambiavano il massaggio, per tornare in un secondo tempo ad ascoltare la musica e a sorseggiare i diversi tipi di tisane offerte loro. A conclusione le campane tibetane di Stefania Lodolo hanno vibrato sugli astanti, che hanno potuto sperimentare il loro potere distensivo e curativo. L’intenzione degli ideatori della serata era proprio invitare la gente a dedicare del tempo al proprio benessere, ad aprire una parentesi in mezzo alla narrazione forsennata, senza virgole né punti, della nostra vita quotidiana. Lasciarsi andare e rilassarsi attraverso l’uso dei cinque sensi: vista e olfatto stimolati dalla luce soffusa e dal delicato profumo d’incenso naturale; gusto, con tisane e biscotti al miele; tatto, attraverso le tecniche di massaggio, e naturalmente udito, per mezzo della musica costante e dei canti sacri originari del Brasile.
E’ stata un’esortazione a lasciarsi andare alla musica con tutto il proprio essere, e a fare esperienza di un connubio, quello tra suono e cura, che da secoli viene sperimentato dalle culture tradizionali di tutto il mondo. Su richiesta del pubblico la serata verrà sicuramente ripetuta fra poche settimane, forse chissà, per divenire una costante sulla quale poter contare per riappropriarsi dei propri ritmi e del proprio corpo, oltre a rappresentare un’occasione per imparare tecniche di massaggio da poter utilizzare sui propri cari una volta tornati a casa.
Manuela Di Vito
