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Il gioco di luci e ombre
Il gioco di luci e di ombre dell’ alba che ci ha circondati mentre praticavamo il Tai Chi Chuan al sorgere del sole é lo stesso gioco che ora fa questo caldo ed accogliente fuoco del camino mentre studiamo, mi fa pensare e meditare sulle intuizioni filosofiche e spirituali che hanno caratterizzato il Kung Fu tradizionale cinese e, nel nostro caso, il Tai Chi Chuan. Il nostro viso ed i contorni delle cose che ci circondano sono immersi nella luce calda del fuoco, ma la bellezza di quello che é così “illuminato” é data dalle ombre e dal buio che si compenetrano e si completano con essa. La luce ed il buio, il caldo delle zone illuminate ed il freddo delle zone in ombra …. ogni elemento con il suo opposto. Ma ti chiederai … per quale motivo il Tai Chi Chuan stile Chen si accomuna a queste idee filosofiche? Tutto il Kung Fu tradizionale é permeato ed influenzato dalla filosofia cinese così come dall’ intera cultura e medicina. Ma la filosofia ha proprio creato i solchi all’ interno dei quali i semi dell’ arte hanno trovato il miglior terreno fertile possibile. L’ aratro che ha solcato il terreno del Tai Chi CHuan per renderlo fruttifero é stato il pensiero Taoista. La filosofia taoista si basa su due concetti filosofici che influenzarono tutta la cultura cinese: l’ idea dello Yin e dello Yang ed il concetto del Wu Wei, “non agire”. Ecco perché le luci e le ombre che ci circondano mi hanno portato a questo pensiero.
Lo Yin e lo Yang rappresentano proprio questi due aspetti opposti della natura, visibili e riscontrabili in ogni manifestazione che ci circonda. Al freddo si oppone il caldo, alla luce del giorno il buio della notte, alla durezza di un metallo la cedevolezza dell’ acqua. Ed é proprio quest’ ultimo termine che é tanto caro alla tradizione del Tai Chi Chuan. L’ intuizione della famiglia Chen che diede vita al sistema marziale “morbido” e che codificò i primi movimenti marziali é stata proprio quella di plasmare un gesto di combattimento con l’ immagine cedevole dell’ acqua, con l’ alternarsi del giorno e della notte, con il continuo fondersi e scambiarsi di due opposti … Fino a diventare, all’ occorrenza, cedevoli come l’ acqua, ma anche stabili e duri come una roccia. C’é una massima tratta dai classici del Tai Chi Chuan che cerca di descrivere con un esempio semplice la tecnica di questo sistema. Ogni azione diventa come una sbarra di ferro avvolta dalla morbidezza del cotone e, se esternamente vediamo la delicatezza del movimento, all’ interno il praticante é stabile e forte. Questo alternarsi e trasformarsi é evidente e tatticamente utile soprattutto quando l’ avversario cerca di attaccare il praticante di Tai Chi Chuan. Non ci si oppone alla forza e alla durezza di un colpo con la stessa impostazione, la stessa caratteristica. Al contrario si diventa cedevoli, duttili, fino a far passare oltre la tecnica avversaria, fino ad assorbire ed usare la sua stessa forza. Al fuoco opporre l’ acqua, al caldo opporre il freddo, al duro opporre il morbido.
Tutte parole molto belle da scrivere e pronunciare, ma esternamente difficili anche solo da pensare … Immagina da applicare in combattimento. Ed é in questo atteggiamento che si fonda la “pazzia” del praticante di Tai Chi Chuan che di fronte alla minaccia di un attacco oppone la calma e la morbidezza del movimento provato e praticato mille volte lentamente e pacatamente, fino a raggiungere la perfezione o comunque a cercare di sfiorarla. Quando si raggiunge una minima comprensione di tali concetti, attraverso lo studio teorico e attraverso l’ applicazione pratica delle tecniche, si passa al concetto del Wu Wei, dell’ azione perfetta, del non agire; non nel senso di inattività, ma nella ricerca di quell’ azione ottimale, appunto perfetta, che scaturisce dalla spontaneità del movimento, dal naturale trasformarsi degli opposti. E così, praticando insieme tutti i giorni, tutti i momenti utili, anche se ripeto sempre gli stessi movimenti, costruisco in maniera spontanea il mio movimento Taiji, movimento che segue la mia natura, la mia coordinazione mentale e fisica, senza sforzo, senza opporsi a ciò che viene dall’ esterno, ma cercando di trasformarlo, come fa sempre in ogni istante la natura.
Allora? Come ti senti? Lo so … Ho parlato troppo … andiamo a praticare allora. Sono tantissime le cose che devo ancora farti vedere.
Centro Studi Italiano Tai Chi – Gruppo Indaco
Non esitare allora!!

Entra in casa, dove troverai il calore del camino acceso, il profumo di un incenso che rende sacra l’ aria, incorniciata da luci soffuse e calde … Ogni cosa ci terrà compagnia mentre sorseggiamo una tazza di the profumato ed entriamo nella storia e negli antichi aneddoti e leggende del Tai Chi Chuan stile Chen … l’ arte sublime del combattimento. Si narra che agli inizi 1600, negli ultimi periodi della splendida dinastia cinese dei Ming, un generale di nome Chen Wangting iniziò a codificare un particolare sistema di combattimento che nel corso della storia prenderà il nome di Tai Chi Chuan. Egli era un esperto guerriero e sicuramente nel suo bagaglio tecnico e di esperienze marziali doveva aver custodito, coltivato ed allenato il prezioso patrimonio del Kung Fu di Shaolin e di altri metodi. Da buon praticante e stratega, iniziò a sistemare ogni suo sapere marziale, semplificando o arricchendo le antiche sequenze di preparazione al combattimento. Ma ben altre erano le esigenze che lo spinsero a rendere estremamente micidiale ed efficace ogni sua movenza. La necessità di proteggere e difendere la sua famiglia. In passato il Kung Fu non veniva insegnato come spesso vediamo nei film di Hong Kong o come la nostra fantasia vogliosa di miti ci porta a pensare. Il Kung Fu o Gong Fu veniva insegnato nei campi, prima o dopo aver lavorato con le mani immerse nella terra o negli acquitrini delle risaie, nelle aie dei villaggi, dopo una giornata di lavoro o in un allegro giorno di festa, o infine nei privati e raccolti cortili delle case. Tutto questo al riparo da occhi indiscreti e non “familiari”. Ogni sapere infatti restava nell’ ambito della propria famiglia. Così Chen Wangting tornò al suo villaggio natio, nominato Chen Jiagou, letteralmente “il canale della famiglia Chen” (per via di un canale per l’ acqua), in cui stabilì la propria progenie ed il proprio seguito. Il fenomeno del brigantaggio, la necessità di garantire l’ incolumità di tutti e la protezione del raccolto e dei propri campi, spinse il guerriero ad insegnare con decisione il suo sistema a tutta la famiglia. Per decenni ogni capofamiglia, capo del villaggio di Chen Jiagou insegnò e perfezionò lo stile del Tai Chi Chuan, anche se purtroppo già alla fine del 1700 tante parti del sistema erano andate perdute. In questo periodo Chen Changxing della XIV generazione unificò e revisionò il materiale a sua disposizione, dividendolo in due parti: una prima forma, chiamata “Lao Jia Yi Lu” (antica intelaiatura), che pone l’ enfasi sul rilassamento e la stabilità, ed una seconda fomra di nome Lao Jia Ehrlu (Pao Chui), più complessa della prima, che tende a sviluppare forza, agilità e velocità.
Il sistema Lao Jia ha subito delle elaborazioni nel corso dei secoli, fino ad arrivare al famoso Maestro Chen Fake (1887 – 1957), che durante la sua permanenza a Pechino codificò una nuova sequenza, chiamata Xinjia (nuova intelaiatura), oggi maggiormente diffusa nel mondo. Un grande contributo alla diffusione e soprattutto al mantenimento della tradizione della famiglia fu dato in questo secolo dal figlio e dal nipote di Chen Fake che, in tempi di proibizionismo delle arti marziali, continuarono di nascosto a trasmettere questo sistema di boxe ed i suoi principi ai discendenti della famiglia, anche a costo di subire umiliazioni, percosse e persecuzioni in vari periodi della loro movimentata vita.
Come tutte le storie, piene di colpi di scena, di periodi bui e poi luminosi, il percorso del Tai Chi Chuan ha raggiunto oggi un immenso splendore, scavalcando secoli di storia e arrivando fino a noi in maniera autentica, nello spirito e nella tecnica, nella filosofia e nella tattica. E lo stile Chen, come una perla preziosa, origine e fulcro di altri stili che si ispirarono a questo antico metodo, é oggi posta nelle mani di quattro importantissimi personaggi. Allenati e formati dagli ultimi capisaldi delle antiche generazioni, essi sono denominati i “quattro guerrieri di Buddha”, i più autorevoli ed importanti maestri viventi dello stile Chen. E’ degno di menzione il nostro Gran Maestro Wang Xian, esponente di spicco tra i Quattro guerrieri, considerato oggi “il Guardiano del Tai Chi”, per la sua opera di preservazione delle radici di quest’ Arte. Questi personaggi così lontani, irraggiungibili, “mitici”, ma pensa … la forma che prima abbiamo praticato in giardino é la stessa, frutto di secoli di studio, e oggi contemporaneamente studiata e praticata da altri studenti come noi … e anche qui … a casa nostra.
Centro Studi Italiano Tai Chi – Gruppo Indaco

